L’Europa si trova ad affrontare una crisi a tre teste: cambiamenti climatici, inquinamento e perdita di biodiversità. Un “mostro” che non mette a rischio soltanto l’ambiente, ma anche la stabilità economica e sociale del continente. Per dare una risposta a queste sfide, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha elaborato quattro pareri strategici che delineano una direzione chiara: meno burocrazia, maggiore chiarezza fiscale, città più vivibili e, soprattutto, un’agricoltura in grado non solo di resistere, ma di rigenerare.
Tra i quattro documenti, quello dedicato all’agricoltura rigenerativa è il più visionario. Oggi ne esistono oltre cento definizioni diverse, spesso contraddittorie o troppo sfumate, ed è proprio per questo che il CESE propone di fissarne una comune. Secondo il documento, l’agricoltura rigenerativa è “un approccio adattivo e basato sui risultati, capace di avere effetti positivi sull’ambiente, sulle comunità agricole e sulla salute pubblica, garantendo rese resilienti, competitività, efficienza e benefici sociali”. Una sfida impegnativa, ma che, secondo il CESE, può essere affrontata da tutti i 27 Stati membri, a patto però di riconoscere la salute del suolo come un bene pubblico e di rafforzare il quadro normativo europeo, che oggi non promuove in modo sufficiente queste pratiche.
Il contesto è tutt’altro che rassicurante: tra il 60 e il 70% dei suoli dell’UE è interessato da processi di degrado, gli obiettivi di biodiversità sono in ritardo, la gestione delle risorse idriche è sempre più complessa e le conseguenze si riflettono sia sulle rese agricole sia sui redditi degli agricoltori. A questo si aggiunge la difficoltà del ricambio generazionale, con un numero di aziende agricole in costante calo e redditi medi che restano inferiori a quelli del resto dell’economia europea.
In questo scenario, l’agricoltura rigenerativa viene legata al concetto di economia circolare: non solo pratiche agricole sostenibili, ma veri e propri poli alimentari capaci di connettere produzione, trasformazione e distribuzione in un ciclo virtuoso che riduca gli sprechi e valorizzi le risorse locali. Una prospettiva che si intreccia con le strategie dell’UE per la resilienza idrica, la salvaguardia dei suoli, l’adattamento ai cambiamenti climatici e lo sviluppo della bioeconomia.
Anche la voce degli imprenditori agricoli indica questa direzione. Un sondaggio condotto in Italia da More in Commonsu 600 manager agricoli rivela che oltre il 60% considera l’agricoltura rigenerativa una risposta concreta al cambiamento climatico. Sono soprattutto i giovani e le piccole imprese a credere in questa transizione: il 62% la ritiene necessaria, il 25% un’opportunità e solo il 14% un errore. Colpisce, però, la percezione degli ostacoli: il problema economico è indicato dal 45% degli intervistati, ma il vero freno resta la burocrazia, citata dal 68% come il principale muro da abbattere.
Il messaggio che emerge dai pareri del CESE è chiaro: l’Europa non può permettersi mezze misure. Dall’agricoltura rigenerativa a un fisco più semplice, dalla mobilità urbana sostenibile alla rendicontazione ESG, serve una visione condivisa e politiche coraggiose. Solo così sarà possibile trasformare la crisi ambientale ed economica in un’occasione di rigenerazione collettiva.

